Quando gli europei dell’inizio dell’età moderna utilizzavano il termine “stregoneria”, si riferivano generalmente a due tipi di attività, considerate separatamente oppure insieme.
La prima riguardava la pratica della magia nera, cioè l’uso di poteri straordinari, misteriosi e soprannaturali per compiere malefici e provocare danni agli altri. In latino questi atti erano chiamati maleficia, mentre i loro autori erano definiti malefici o maleficae, termini utilizzati nel tardo Medioevo e all’inizio dell’età moderna per indicare stregoni e streghe.

La cosiddetta “fattura” può essere distinta dal maleficium per due motivi. Innanzitutto, essa poteva avere anche effetti benefici e non solo malefici. Inoltre, alcuni atti malefici non richiedevano l’uso di tecniche, strumenti o sostanze particolari. In questo senso la “fattura” rappresenta una categoria più limitata: il maleficium poteva derivare dal presunto potere intrinseco della strega di causare danni, senza necessariamente ricorrere a pratiche specifiche.
La magia, sia benefica sia malefica, veniva inoltre distinta in magia alta e magia bassa.
La magia alta era considerata un’arte complessa e raffinata, che richiedeva una certa formazione culturale. Ne facevano parte discipline come l’alchimia, che mirava a trasformare i metalli comuni in metalli preziosi, e la divinazione, cioè l’acquisizione di conoscenze segrete o sconosciute attraverso vari metodi.
La magia bassa, invece, non richiedeva particolari conoscenze o istruzione. Molti dei malefici attribuiti alle streghe all’inizio dell’età moderna rientravano in questa categoria. Ciò era dovuto sia al fatto che la maggior parte delle persone accusate di stregoneria apparteneva agli strati sociali più poveri, sia al fatto che gran parte della magia alta era considerata magia bianca, quindi non necessariamente malvagia.
Oltre al maleficium, la definizione di stregoneria diffusa nell’Europa dell’età moderna comprendeva un secondo elemento fondamentale: la relazione segreta con il Diavolo, ritenuto il nemico soprannaturale del Dio cristiano e la personificazione del male. Il patto con il Diavolo rappresentava quindi la seconda attività associata alla stregoneria.
Le due accuse — magia e satanismo — erano strettamente collegate. Si credeva infatti che le streghe ottenessero i loro poteri magici per nuocere agli altri proprio attraverso un patto con il Diavolo.
Questo legame tra magia e demonologia derivava dagli scritti dei teologi cristiani, i quali, a partire dal IV secolo, sostenevano che la magia potesse essere praticata solo grazie all’intervento di forze demoniache. Durante il Medioevo questa idea si sviluppò ulteriormente. Con la diffusione della magia cerimoniale, i filosofi scolastici iniziarono a ritenere che i maghi stipulassero veri e propri patti con il Diavolo, incontrandolo faccia a faccia. Per questo motivo essi venivano considerati eretici e apostati.
Si diffuse inoltre la convinzione che streghe e maghi partecipassero a riunioni notturne chiamate sabba, durante le quali avrebbero adorato il Diavolo come loro divinità, recandosi sul luogo dell’incontro volando.
L’idea che le streghe non fossero soltanto praticanti di magia, ma anche adoratrici del Diavolo, trasformò profondamente la natura del reato di stregoneria. Le persone accusate non venivano più considerate soltanto criminali, al pari di assassini o ladri, ma anche eretici e apostati, individui ritenuti intrinsecamente malvagi perché avevano rinnegato la fede cristiana per servire il nemico di Dio.
Con il passare del tempo, l’accusa di aver stretto un patto con il Diavolo divenne persino più grave di quella di aver compiuto atti di maleficium.
La credenza nella magia e nella magia nera è presente in molte culture del mondo. Tuttavia, la figura del Diavolo come costruzione teologica elaborata dai pensatori cristiani medievali è un fenomeno tipico della civiltà occidentale. Nessun’altra cultura ha sviluppato un sistema di credenze demonologiche complesso come quello elaborato dai demonologi del tardo Medioevo.
In generale, le accuse di satanismo provenivano soprattutto dagli strati sociali più elevati, mentre nei villaggi e nelle comunità rurali le persone tendevano ad accusare i vicini principalmente di malefici, cioè di aver causato disgrazie o sventure. Spesso, però, l’accusa iniziale di maleficium si trasformava in accusa di satanismo durante gli interrogatori, soprattutto a seguito della tortura.